Il 19 Aprile Primavera nei Borghi in Abruzzo!
Visita al Borgo di Guardia Vomano in progressivo spopolamento dal secondo dopo guerra.
L’Italia dei Borghi ma anche delle piccole frazioni!
Riccardo D’Eustachio – Presidente Archeoclub D’Italia sede di Notaresco: “C’è il borgo di Guardia Vomano, un antico paese di orogini longobarde. Dopo l’Unità d’Italia subì il fenomeno del brigantaggio e, nel secondo dopoguerra, un progressivo spopolamento verso le aree industriali della valle. Invece è un borgo dal grande patrimonio culturale”.
Contro lo spopolamento delle frazioni e dei borghi italiani
Domenica 19 Aprile – ore 15 e 30 partenza dall’Abbazia di San Clemente al Vomaro per raggiungere il borgo di Guardia Vomano.
“C’è il borgo di Guardia Vomano, un antico paese di origine probabilmente longobarda, nato come punto di osservazione strategico nella valle del Vomano. Già documentato dal IX secolo, fu a lungo conteso tra poteri religiosi, soprattutto l’abbazia di San Clemente al Vomano e famiglie nobili, in particolare gli Acquaviva. Siamo in Abruzzo.
Nel corso dei secoli passò sotto diverse dominazioni e visse conflitti tra imperatori, re e signori feudali. Dal XIV secolo fu legato stabilmente alla famiglia Acquaviva e al ducato di Atri, seguendone le vicende politiche tra francesi, spagnoli e aragonesi. Dopo varie vendite e restituzioni, rimase agli Acquaviva fino alla loro estinzione nel XVIII secolo.
Con l’età napoleonica vennero aboliti i diritti feudali e il borgo perse la sua autonomia, diventando frazione di Notaresco. Dopo l’Unità d’Italia subì il fenomeno del brigantaggio e, nel secondo dopoguerra, un progressivo spopolamento verso le aree industriali della valle”. Lo ha affermato Riccardo D’Eustachio, Archeoclub D’Italia sede di Notaresco, in Abruzzo.
“Il borgo oggi conserva ancora l’impianto medievale, con mura, e la distinzione tra castello e borgo, oltre alla chiesa di San Rocco e alla vicina abbazia di San Clemente, testimoni del suo passato storico. E c’è l’abbazia di san Clemente al Vomano.
La chiesa di San Clemente al Vomano, detta anche abbazia di San Clemente al Vomano, è un luogo di culto cattolico abruzzese che sorge sulla sommità di un piccolo colle sulla riva sinistra del fiume Vomano, poco distante da Guardia Vomano di Notaresco, in provincia di Teramo. Appartenne al complesso abbaziale dell’ordine dei benedettini, che qui ebbero sia la chiesa che il monastero. Nel 1902 è stata inclusa nell’elenco dei Monumenti nazionali italiani.
Non esistono documenti che riportino la data esatta della fondazione del cenobio di san Clemente – ha continuato D’Eustachio – ma si ritiene che l’intero complesso abbaziale sia stato edificato nella seconda metà del IX secolo e sicuramente non oltre l’890.
In questo periodo storico vi fu un notevole sviluppo del monachesimo benedettino nelle vallate della provincia teramana, del Tordino, del Mavone e, in particolare, nella valle del fiume Vomano, dove i frati benedettini, con l’aiuto delle popolazioni locali, oltre San Clemente al Vomano costruirono altri importanti cenobi.
La leggenda sulle origini tramanda la narrazione della sosta (non confermata storicamente) della famiglia dell’imperatore Ludovico II nel “castello” di Guardia Vomano, avvenuta durante la fuga per sottrarsi alla congiura del duca Adelchi di Benevento e degli altri principi longobardi a lui collegati.
Sempre secondo la leggenda, tra i membri della famiglia era anche la principessa Ermengarda, unica figlia di Ludovico II il Giovane e madre di Ludovico III, che, apprezzando la bellezza del luogo, volle che vi fossero eretti una chiesa e un monastero dedicati a san Clemente”.
Il ciborio definito dallo storiografo Giovanni Travagli un gioiello d’arte medievale.
“L’intera estetica architettonica della chiesa attuale appartiene ai lavori di rifacimento avvenuti nell’anno 1108, come testimonia la lapide apposta sul piedritto dello stipite sinistro dell’ingresso, che reca incisa la scritta: «ANNI AB INCARNATIONE DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI SVNT ML-C-VIII INDICTIONE XV».
La facciata di stile romanico si eleva semplice e austera, aperta nella zona centrale da un importante portale e da una monofora sovrastante, concludendosi con un coronamento a spiovente.
L’importante portale architravato, di gusto e scuola liberatoriana (riferito alle linee architettoniche dell’Abbazia di San Liberatore a Maiella).
L’interno della chiesa è costituito da un unico ambiente a pianta basilicale, scandito da tre navate che terminano con tre absidi semicircolari. La navata centrale è di dimensioni maggiori rispetto alle laterali – ha concluso D’Eustachio – risulta pertanto che la sua abside sia molto più grande.
Il ciborio è stato definito da Giovanni Travagli: «gioiello d’arte medioevale … rimasto quasi intatto, attraverso i secoli, … quasi avesse, per intima natura della sua arte, trionfato del tempo e degli uomini!”». La critica più recente lo colloca tra gli anni 1140 e il 1150. Per la sua artistica eleganza è considerato tra i più monumentali e antichi tra quelli dell’arte romanica in Abruzzo. Fu interamente realizzato e firmato dalla bottega di Ruggero e Roberto, padre e figlio, e reca scolpita sul fregio la frase: «PLVURIBVS EXPERTVS FVT IC CVM PATRE ROBERTV (…) ROGERIO DVURAS REDDENTES ARTE FIGVRAS». Da ciò si deduce che il maggior artefice dell’opera fu il figlio Roberto aiutato dal padre Ruggero.
La statua lignea a tutto tondo che ritrae san Clemente è alta 153 cm e si trova esposta, all’interno della chiesa, nella piccola abside sulla destra del presbiterio, racchiusa in una teca trasparente di protezione. Di difficile attribuzione ma databile agli inizi del Trecento, è stata intagliata e dipinta seguendo i canoni del gusto tardo gotico”.
Per la stampa –
Riccardo D’Eustachio – Presidente Archeoclub D’Italia sede di Notaresco – Tel 338 – 165 2775.
Rosario Santanastasio – Presidente Nazionale – Tel 333 – 239 3585.
Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa Archeoclub d’Italia – Tel 392 – 5967459.
