Frana di Niscemi – vite umane e beni culturali interviene Archeoclub d’Italia.
Francesco Finocchiaro – Architetto – siciliano – Direttore del Dipartimento Nazionale Architettura e Paesaggio di Archeoclub d’Italia Nazionale: “Niscemi nasce come città nel 1626, per volontà del Principe Giuseppe Branciforte in un’area sopraelevata, su terreni argillosi più compatti e meglio drenati. Gli antichi abitanti di queste aree conoscevano i rischi di insediare una città sopra queste argille plioceniche. Bisogna pensare a un progetto insediativo che sia all’avanguardia, che riprenda le ragioni del Principe Branciforti.Inoltre sul territorio siciliano e nazionale crediamo che sia necessario mappare le emergenze urbane, artistiche e monumentali per definire nuove priorità di conservazione”.
“Niscemi nasce come città nel 1626, per volontà del Principe Giuseppe Branciforte in un’area sopraelevata, su terreni argillosi più compatti e meglio drenati. Il problema era limitare i problemi di instabilità del suolo, già conosciuti. L’espansione è stata lenta e progressiva, verso suoli simili ai precedenti, evitando grandi ampliamenti urbani. Le recenti espansioni – verso aree più instabili – hanno compromesso il fragile equilibrio tra il suolo e lo sviluppo urbano. Si è persa la memoria costruttiva messa da parte dall’illusione dell’innovazione tecnologica.
Gli antichi abitanti di queste aree conoscevano i rischi di insediare una città sopra queste argille plioceniche. In generale è sempre meglio fidarsi della capacità dei costruttori di un tempo nella scelta di un luogo per fondare una città. Quando lo facevano creavano le condizioni per mitigare i rischi scegliendo giaciture, orientamenti e forme più idonee.
Non dobbiamo dimenticare che la valle del fiume Gela, su cui si affaccia Niscemi, è l’antica via Fabaria che collegava Agrigento con Messina.
La frana sembra irreversibile, se da una parte è necessario agire con interventi di ingegneria ambientale per rinaturalizzare quelle parti di territorio compromesse, e dall’altro è urgente immaginare una soluzione sostenibile e urgente per le famiglie che hanno perso le case. Bisogna pensare a un progetto insediativo che sia all’avanguardia, che riprenda le ragioni del Principe Branciforti.
Bisogna salvare il patrimonio culturale, monumentale, testimonianza di civiltà e ripensare la città radicalmente. Servono risorse finanziarie, incentivi, norme speciali e un piano complessivo che riparta dalla conoscenza dei suoli, dalla sostenibilità e dalla rete della mobilità pubblica”. Lo ha affermato Francesco Finocchiaro Direttore del Dipartimento Architettura e Paesaggio dell’Archeoclub d’Italia.
“Stiamo seguendo la situazione di Niscemi e non solo. La frana di Niscemi non è una sorpresa geologica. Bisogna avere il coraggio di intervenire in maniera radicale, se necessario sostenendo lo spostamento delle famiglie con interventi risolutivi come predisporre nuovi alloggi in aree più sicure. Questo significa rinaturalizzare le zone compromesse con sistemi di ingegneria naturalistica che mitigano il fenomeno naturale. Le criticità idrogeologiche – tra deforestazione e impermeabilizzazioni – rendono questo territorio urbano e rurale molto fragile. I beni culturali e monumentali potrebbero eventualmente rischiare di essere interessati dalla frana – ha affermato Francesco Finocchiaro, architetto, siciliano, Direttore del Dipartimento Nazionale Architettura e Paesaggi dell’Archeoclub d’Italia – e per questo bisognerebbe immediatamente predisporre un piano di tutela speciale. Crediamo che sia necessario mappare le emergenze urbane, artistiche e monumentali per definire nuove priorità di conservazione. Al centro ci devono essere gli abitanti e la Regione Siciliana può fare la sua parte, anche con un intervento normativo per agevolare i processi di trasformazione della città. Siamo vicini ai popoli di Sardegna, Calabria e Sicilia.
Popoli antichi in terre ricche di tesori e portatori di un patrimonio culturale e ambientale immenso.
Una terra che come “la ginestra” Leopardiana saprà rialzarsi. Con l’aiuto di tutto il Paese. Noi di Archeoclub d’Italia lavoreremo per non far mancare il nostro contributo.
E’ necessaria anche una pianificazione urbanistica. L’Archeoclub d’Italia, in queste ore, ha incontrato l’Ordine degli Architetti PPC di Catania. Erano presenti il presidente dell’Ordine, l’arch. Alessandro Amato con il direttivo catanese, il presidente della sede sede Ibla Major di Paternò, l’arch. Angelo Perri e il direttore del dipartimento nazionale architettura e paesaggi dell’Archeoclub, componente della direzione nazionale.
Si è parlato di formazione, dell’opportunità di organizzare workshop sul rapporto tra archeologia e architettura e promozione culturale .
Grande soddisfazione per l’incontro che tenta di valorizzare le iniziative sinergiche tra gli ordini professionali e le associazioni del terzo settore.
L’impegno di tutti è quello di trovare un territorio di confronto operativo che potrebbe generare una nuova letteratura del Progetto di architettura nelle aree archeologiche. Gli eventi atmosferici di questi giorni metteranno a dura prova la tenuta dei nostri monumenti, delle aree archeologiche, del patrimonio artistico.
Da anni denunciamo la necessità di attrezzarci con squadre specializzate nella prevenzione e nel soccorso in caso di calamità.
Bisogna attivare procedure centralizzate di catalogazione – in particolare nelle piccole realtà spesso sottovalutate e creare precisi protocolli di intervento utilizzando le risorse del terzo settore.
Archeoclub d’Italia sollecita il Ministro Musumeci e le autorità regionali come l’assessorato ai Beni Culturali ad aprire un tavolo di confronto, insieme alla protezione civile, per definire un percorso di formazione e qualificazione, implementando l’attuale quadro normativo. Gli uomini e le donne di Archeoclub d’Italia, sono disponibili e pronti a intervenire in tutto il territorio”.
Per la stampa –
Francesco Finocchiaro Architetto – siciliano – Direttore del Dipartimento Nazionale Architettura e Paesaggio di Archeoclub d’Italia Nazionale – Tel 333 – 3203214.
Rosario Santanastasio – Presidente Nazionale – Tel 333 – 239 3585.
Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa Archeoclub d’Italia – Tel 392 – 5967459.
