Archeoclub D’Italia rilancia la creazione di una Protezione Civile dei Beni Culturali!
Rosario Santanastasio (Presidente Nazionale ArcheoClub D’Italia): “Niscemi ripropone il tema di un patrimonio anche culturale da tutelare. Necessario in Italia costituire una Protezione Civile dei Beni Culturali, dunque di un organismo strutturato che dialoghi o sia integrato con la Protezione Civile Nazionale e composto soprattutto da personale formato e specializzato in Beni Culturali. In Sicilia abbiamo ben 723 beni culturali in aree a rischio frane e 473 in aree a rischio alluvioni. Il 18,6% dei beni culturali è in aree a rischio frane, mentre il 6% è in aree a pericolosità idraulica elevata, il 15,3% in aree a pericolosità idraulica media e il 19,4% nello scenario di pericolosità bassa. E’ chiaro che con l’aumento di eventi estremi, nel tempo, queste percentuali possano anche eventualmente cambiare e speriamo di no”.
Francesco Finocchiaro – Architetto – siciliano – Direttore del Dipartimento Nazionale Architettura e Paesaggio di Archeoclub d’Italia Nazionale: “Il monumento che è sul ciglio della frana di Niscemi è a memoria della chiesa Sante Croci costruita nel 1710 e demolita proprio in seguito alla frana del 12 Ottobre del 1997.
Sul territorio siciliano e nazionale crediamo che sia necessario mappare le emergenze urbane, artistiche e monumentali per definire nuove priorità di conservazione”.
“Niscemi ripropone il tema di un patrimonio anche culturale da tutelare. Necessario in Italia costituire una Protezione Civile dei Beni Culturali, dunque di un organismo strutturato che dialoghi o sia integrato con la Protezione Civile Nazionale e composto soprattutto da personale formato e specializzato in Beni Culturali. E’ chiaro che in caso di emergenze è fondamentale e prioritario pensare soprattutto alle vite umane e agli edifici strategici ma è importante anche salvare ciò che si possa salvare del patrimonio culturale come ad esempio opere pittoriche, quadri, capolavori trasportabili, facendo un censimento delle opere stesse. Siamo a completa disposizione del Ministro Nello Musumeci e nel caso specifico della Regione Sicilia, territorio dal grande valore archeologico e culturale. Vorrei ricordare che non più tardi di qualche settimana fa, in seguito a mareggiate importanti, proprio in Sicilia sono emersi reperti archeologici”. Lo ha affermato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia.
“In Sicilia abbiamo ben 723 beni culturali in aree a rischio frane e 473 in aree a rischio alluvioni. Italia abbiamo il 18,6% di Beni Culturali a rischio frane e molti di più a rischio alluvioni: il 6,8% del totale dei Beni Culturali è in aree a pericolosità idraulica elevata, il 15,3% in aree a pericolosità idraulica media e il 19,4% nello scenario di pericolosità bassa. Gli eventi estremi sono in aumento e saranno sempre più frequenti. Bisogna ragionare su un Piano di Sviluppo del Paese che sia basato sulla capacità di adeguarsi e di conseguenza pianificare un futuro sostenibile a tutela del Patrimonio Culturale dell’Italia. E’ necessario farlo in ottica PNRR e di Piano di Adattamento Climatico. Ad esempio Archeoclub d’Italia, grazie ad alcune convenzioni firmate con gli enti preposti, sta mettendo a disposizione le proprie competenze, sviluppando progetti ed iniziative di comune interesse – ha dichiarato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia – predisponendo un programma informativo e formativo, attraverso l’organizzazione congiunta di workshop e seminari sui temi della tutela del patrimonio ambientale e culturale. E’ necessaria una Protezione Civile per i Beni Culturali con il coinvolgimento sempre più attivo di volontari formati appartenenti alle associazioni culturali”.
A Niscemi c’è il monumento che ricorda la chiesa delle Sante Croci, demolita proprio dopo la frana del 1997! Ora il monumento è sul ciglio della frana.
“La chiesa Sante Croci venne costruita nel 1710 e demolita proprio in seguito alla frana del 12 Ottobre del 1997. Niscemi va ripensata rispettando la sua storia ed è necessario farlo con un approccio multidisciplinare. Il paesaggio è un sistema complesso che ha bisogno, per tutelarlo e trasformarlo, di un approccio sistemico, multidisciplinare. Non si tratta di combattere la natura, gli eventi ma di governarli con una visione etica. Città, campagne, natura, testimonianze storiche – ha affermato Francesco Finocchiaro Direttore del Dipartimento Architettura e Paesaggio dell’Archeoclub d’Italia – e la sua armatura infrastrutturale sono un unicum indivisibile. Leggere e analizzare la storia del paesaggio è un prerequisito indispensabile per parlare di futuro.Niscemi è un borgo che rientra nella piana di Gela a contatto con Caltagirone, con insediamenti umani che risalgono all’epoca neolitica, come testimoniato da numerowe tombe a forno scavate nella roccia. Un territorio che venne in parte abbandonato in epoca Cartaginese e nella metà del XIII secolo la cittadina venne distrutta dalle lotte interne tra musulmani e normanni.
Pur avendo una grande tradizione storica, Niscemi però nasce come città nel 1626, per volontà del Principe Giuseppe Branciforte in un’area sopraelevata, su terreni argillosi più compatti e meglio drenati. Il problema era limitare i problemi di instabilità del suolo, già conosciuti. L’espansione è stata lenta e progressiva, verso suoli simili ai precedenti, evitando grandi ampliamenti urbani. Le recenti espansioni – verso aree più instabili – hanno compromesso il fragile equilibrio tra il suolo e lo sviluppo urbano. Si è persa la memoria costruttiva messa da parte dall’illusione dell’innovazione tecnologica.
Gli antichi abitanti di queste aree conoscevano i rischi di insediare una città sopra queste argille plioceniche. In generale è sempre meglio fidarsi della capacità dei costruttori di un tempo nella scelta di un luogo per fondare una città. Quando lo facevano creavano le condizioni per mitigare i rischi scegliendo giaciture, orientamenti e forme più idonee. Non dobbiamo dimenticare che la valle del fiume Gela, su cui si affaccia Niscemi, è l’antica via Fabaria che collegava Agrigento con Messina. La frana sembra irreversibile, se da una parte è necessario agire con interventi di ingegneria ambientale per rinaturalizzare quelle parti di territorio compromesse, e dall’altro è urgente immaginare una soluzione sostenibile e urgente per le famiglie che hanno perso le case. Bisogna pensare a un progetto insediativo che sia all’avanguardia, che riprenda le ragioni del Principe Branciforti”.
Puntare alla creazione di una Protezione Civile dei Beni Culturali!
“Bisogna salvare il patrimonio culturale, monumentale, testimonianza di civiltà e ripensare la città radicalmente. Servono risorse finanziarie- ha concluso Francesco Finocchiaro Direttore del Dipartimento Architettura e Paesaggio dell’Archeoclub d’Italia – incentivi, norme speciali e un piano complessivo che riparta dalla conoscenza dei suoli, dalla sostenibilità e dalla rete della mobilità pubblica. Stiamo seguendo la situazione di Niscemi e non solo. La frana di Niscemi non è una sorpresa geologica.
Una terra che come “la ginestra” Leopardiana saprà rialzarsi. Con l’aiuto di tutto il Paese.
Gli eventi atmosferici di questi rischiano di mettere a dura prova la tenuta dei nostri monumenti, delle aree archeologiche, del patrimonio artistico.
Da anni denunciamo la necessità di attrezzarci con squadre specializzate nella prevenzione e nel soccorso in caso di calamità.
Bisogna attivare procedure centralizzate di catalogazione – in particolare nelle piccole realtà spesso sottovalutate e creare precisi protocolli di intervento utilizzando le risorse del terzo settore.
Archeoclub d’Italia sollecita il Ministro Musumeci e le autorità regionali come l’assessorato ai Beni Culturali ad aprire un tavolo di confronto, insieme alla Protezione Civile, per definire un percorso di formazione e qualificazione, implementando l’attuale quadro normativo. Gli uomini e le donne di Archeoclub d’Italia, sono disponibili e pronti a intervenire in tutto il territorio”.
Per la stampa – Francesco Finocchiaro Architetto – siciliano – Direttore del Dipartimento Nazionale Architettura e Paesaggio di Archeoclub d’Italia Nazionale – Tel 333 – 3203214.
Rosario Santanastasio – Presidente Nazionale – Tel 333 – 239 3585.
Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa Archeoclub d’Italia – Tel 392 – 5967459.
