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Mostra di GIOVANNI BOLDINI - Complesso del Vittoriano - Ala Brasini In evidenza

GIOVANNI BOLDINI

una delle più ricche e spettacolari esposizioni antologiche degli ultimi decenni con oltre 150 opere, fra oli e pastelli tra i più rappresentativi della produzione di Boldini e di altri artisti coevi, oltre a una piccola selezione di disegni su carta e incisioni  

4 marzo - 16 luglio 2017 > Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, Roma

COMUNICATO STAMPA
Dedicata a Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) la mostra, che dal 4 marzo al 16 luglio apre a Roma al Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, si presenta come una delle più ricche e spettacolari esposizioni antologiche degli ultimi decenni, con oltre 150 opere rappresentative della produzione di Boldini e dei più importanti artisti del suo tempo.
Il fascino femminile, gli abiti sontuosi e fruscianti, la Belle Époque, i salotti, l’attimo fuggente: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.
Le opere - tra le quali La tenda rossa (1904), Signora che legge (1875), Ritratto di signora in bianco (1889), Signora bruna in abito da sera (1892 ca.), Ritratto di Madame G. Blumenthal (1896) - provengono dai principali musei internazionali quali il Musée d’Orsay di Parigi, l’Alte Nationalgalerie di Berlino, il Musée des Beaux-Arts di Marsiglia, gli Uffizi di Firenze, il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e da prestigiose collezioni private difficilmente accessibili. Sessanta diversi prestatori sono stati sapientemente coordinati in quattro anni (questo il tempo di preparazione della mostra) da Tiziano Panconi – autore del catalogo ragionato di Boldini del 2002 – con la collaborazione di Sergio Gaddi, per portare in mostra anche 30 opere di artisti contemporanei a Boldini, quali Cristiano Banti, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Antonio de La Gandara, Paul-César Helleu, Telemaco Signorini, James Tissot, Ettore Tito,
Federigo Zandomeneghi. “Ospite d’eccezione” al Vittoriano anche il capolavoro simbolo della Belle Époque: la grande tela dedicata a Donna Franca Florio (1901-1924).
Nel 1901 Ignazio Florio, erede di una delle più importanti dinastie imprenditoriali siciliane, affida a Boldini il compito di ritrarre sua moglie Franca, donna di inusuale fascino e bellezza, chiamata “la Regina di Sicilia”. Boldini si reca a Palermo ed esegue il ritratto, che però non piace a Ignazio: lo giudica troppo sensuale e provocatorio, il vestito troppo scollato, decide quindi di non pagare -il lavoro. Boldini rifà da capo il dipinto che questa volta piace a Don Ignazio. L’opera è presentata alla Biennale di Venezia nel 1903 ma nel tempo se ne perdono le tracce. A distanza di anni, Boldini riprende la prima versione del ritratto, conservata da sempre nel suo atelier, realizzando il dipinto come oggi lo si può vedere. Tra il 1927 e il 1928, il quadro, in seguito alla rovina finanziaria della famiglia Florio, viene comprato dal Barone Maurice de Rothschild. Destinata a essere al centro dell’attenzione, quest’opera oggi è tornata a far parlare di sé in quanto parte di una procedura giudiziaria che ha coinvolto il Gruppo Acqua Marcia, ed è eccezionalmente prestata alla mostra del Vittoriano. Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) e della Regione Lazio, la grande retrospettiva è organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni
Culturali di Roma Capitale ed è curata da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi.
La mostra vede come sponsor Generali Italia, sponsor tecnico Trenitalia e media partner Dimensione Suono Due.
L’evento è consigliato da Sky Arte HD.
Il catalogo è edito da Arthemisia/Skira.
LA MOSTRA
La ricerca dell’attimo fuggente è, nelle opere di Boldini, cristallizzata nei colori - a olio, pastello o rapidi tratti di matita - e permane nei secoli rinnovando come una madeleine proustiana il miracolo di riportarci indietro nei giorni incantati della Belle Époque.
Giovanni Boldini non è stato solo uno dei protagonisti di quel periodo ineguagliabile o solo il geniale anticipatore della modernità novecentesca ma colui che nelle sue opere ha reso ed esaltato la bellezza femminile, svelando l’anima più intima e misteriosa delle nobili dame dell’epoca, per lui “fragili icone”.
Boldini ha fatto sì che Giuseppe Verdi abbia soltanto un volto: quello del suo ritratto. Con la sensualità erotica, sempre elegante e raffinata delle donne da lui ritratte, resta negli occhi di chi guarda una malinconica impressione di finitezza, di un istante per sempre irripetibile, che sia il rientro da un ballo, un tempo di trotto a cavallo, due militari a un caffè. Un pulviscolo perfetto, disperso nell’universo della storia, eppure reso immortale: forse per questo Gertrude Stein disse che Boldini sarebbe stato il miglior pittore dell’Ottocento. Nelle sale del Vittoriano accanto a capolavori assoluti di Giovanni Boldini e noti al pubblico quale il ritratto di Verdi proveniente dalla Casa di Riposo per Musicisti – Fondazione Giuseppe Verdi di Milano, gli ormai iconici ritratti di Emiliana Concha de Ossa, Gabrielle de Rasty, Alice Regnault a cavallo, Mademoiselle de Nemidoff, solo per citarne alcuni, anche i paesaggi naturali, le ambientazioni cittadine, i nudi e le toilette: in ognuno di essi c’è la sua iconica energia e inconfondibile potenza espressiva. L’esposizione ricostruisce passo dopo passo il geniale percorso artistico del grande maestro italo-francese ed è divisa in 4 sezioni: La luce nuova della macchia (1864-1870); La Maison Goupil fra “chic” e “impressione” (1871-1878); La ricerca dell’attimo fuggente (1879-1891) e Il ritratto Belle Époque (1892-1924).
La luce nuova della macchia (1864-1870) Fin dal lungo soggiorno fiorentino del 1864, Boldini partecipa ai moti di rinnovamento ideologico e artistico dei Macchiaioli, avvertendone tutta la portata innovativa. Firenze era la capitale artistica italiana e vi convenivano i più importanti maestri europei, in particolare francesi.
Sono questi anni di straordinaria creatività per l’artista: a Firenze pone radici profonde che costituiscono la solida base luministica della sua successiva cifra francese. Questa sezione intende evidenziare il proficuo rapporto di scambi, commistioni e collaborazioni con i compagni macchiaioli come Telemaco Signorini, Vito D’Ancona ma soprattutto Cristiano Banti (in mostra Aleaide Banti sulla panchina 1870 - 1875 e La famiglia Banti 1866 ca.); le reciproche influenze con Giovanni Fattori e l’iniziale avvicinamento a Michele Gordigiani, il più affermato ritrattista della Firenze granducale.
A Firenze Boldini inizia ad amare la Francia dove compie il suo primo viaggio nel 1867 a Parigi in cui emigra definitivamente nel 1871. I Macchiaioli, già dal 1856, erano impegnati in un ammodernamento della pittura basato sull’osservazione diretta della natura da tradurre nella sua essenzialità espressiva attraverso un largo e potente fraseggio di luci e ombre, restituendo una speciale forza ottica capace di trasmettere verosimiglianza e vitalità al soggetto.
Castiglioncello (una sua marina in mostra), in particolare la tenuta di Diego Martelli (nell’esposizione il ritratto omonimo di Boldini, 1865) dove anche Boldini soggiorna con gli amici pittori, e soprattutto l’ambiente artistico della cosiddetta Scuola di Piagentina sono i luoghi filosofici della cifra stilistica del pittore ferrarese in questi anni toscani. A Firenze l’artista entra in contatto con l’aristocrazia locale che gli procura proficue commesse e con la nobile inglese Isabella Falconer, la quale diviene per qualche anno sua mecenate.
I modi aristocratici, la vocazione alla mondanità e agli ambienti altolocati ma anche le grandi prospettive di carriera, spingono Boldini nel 1871 a lasciare Firenze per soggiornare qualche mese a Londra e poi trasferirsi definitivamente a Parigi.
La Maison Goupil fra “chic” e “impressione” (1871-1878)
Sono questi gli anni dell’Impressionismo al quale Boldini non aderisce, perlomeno formalmente, sebbene già nei primi anni settanta la sua pittura sia ben avvertita delle innovazioni in corso, rappresentando un’assoluta punta di eccellenza avanguardistica. Gli anni settanta coincidono da un lato con la militanza di Boldini nelle fila degli artisti della Maison Goupil, “al soldo” del potente mercante internazionale Adolphe Goupil, e dall’altro con il persistere delle ricerche en plain air, nelle quali raggiunge esiti di straordinario, palpitante e modernissimo vigore realistico (in mostra Marchesino a Versailles 1876, ma anche Place Clichy 1874, Lo strillone 1878 ca.). La sua produzione si adegua facilmente al vivace modello Goupil, realizzando piccole scene, prevalentemente con ambientazioni settecentesche o Impero che riesce a rendere “leggerissime”, sfumandole con effetti vaporosi, forse appresi dallo studio di Turner durante il soggiorno inglese.
La ricerca dell’attimo fuggente (1879-1890)
Parigi per Boldini è la vera Mecca dell’arte e della vita: attraverso la contessa Gabrielle de Rasty (in mostra La contessa de Rasty a letto 1880 ca., La contessa de Rasty coricata 1880 ca., La contessa de Rasty in abito da sera 1880 ca., Donna elegante seduta 1880 ca.), che diviene sua amante. Entra in contatto con l’alta borghesia e con la nobiltà cittadina, introducendosi negli ambienti più esclusivi e ottenendo il tanto atteso benessere economico. Boldini abitava a Montmartre, crocevia di artisti, tra gli altri Degas (in mostra un suo ritratto di Boldini), con il quale intraprende un importante viaggio di studio e di lavoro in Spagna. Dopo il 1878 aggiorna il suo registro espressivo alla ricerca della modernità, impegnandosi in indagini estetiche originali e profondamente innovative: capta le alternanze prospettiche e volumetriche nei gesti e negli atteggiamenti dei personaggi rappresentati e, attraverso la sua spontanea “gestualità pittorica”, fissa sulla tela l’attimo fuggente. Negli anni ottanta intensifica la produzione di ritratti a pastello. Temi di vedute urbane, scorci di strade con cavalli (in mostra Piazza parigina di notte 1883 ca., e Innamorati al caffè 1887 ca.) e ritratti di donne bellissime e sensuali, talvolta seminude, si alternano sul cavalletto del pittore quarantenne come nel Ritratto di Cecilia de Madrazo Fortuny (1882 ca.), in Ritratto di Emiliana Concha de Ossa (o Femme aux gants, 1889 - 1901) e ancora in Giovinetta sdraiata col suo cane (1890 ca.), Ragazza sdraiata con abito scozzese (1891 ca.), Provocazione (1885 ca.), La toilette (1880 ca.). Boldini avverte anche una certa inconsistenza morale e così quei ritratti, che avrebbero dovuto celebrare le qualità intellettive ed etiche dei soggetti ritratti, sono talvolta attraversati da vene di malinconia o note caricaturali. Il suo carattere particolare e il modo atipico di porsi di fronte alla realtà, riescono ad affascinare il pubblico, soprattutto quello femminile. Dai ritratti di questi anni trasuda un rapporto iperattivo con la realtà dove l’artista riesce a imprimere un ritmo incalzante e palpitante alle pennellate, componendo tessiture pittoriche cariche di vibranti tensioni emotive come in Dopo il ballo (1884 ca.) e in Il bar delle Folies Bergère (1885 ca.) e ancora in Donne a Venezia (1887 ca.).
Il ritratto Belle Époque (1892-1924)
A partire dagli anni novanta le silhouette, così come le forme originali delle nobildonne che sfilano di fronte al suo cavalletto, sono soggiogate dall’incombenza delle pennellate; le posizioni serpentine assunte dai corpi femminili, portano spesso l’arte di Boldini al di fuori degli schemi della ritrattistica ufficiale come in Signora in abito giallo (1893 ca.) o in Ritratto dell’attrice Reichenberg (1895 ca.) o ancora in Ritratto di Madame G. Blumenthal (1896).
I salotti cittadini sono quanto di meglio egli possa attendersi, entusiasta come è dell’ambiente altolocato. Sono gli anni dei ritratti a grandezza naturale, dipinti seguendo una parabola estetica speculare alla moda e alle consuetudini di quella società sempre meno tradizionale e ottocentesca e sempre più aperta al progresso. Fra le “divine”, questa la definizione da lui resa per le centinaia di muse passate per il suo atelier, figurano i nomi più in vista della bella società internazionale come Consuelo Vanderbildt, duchessa di Malborough, le cilene de Ossa, la consorte di Jules-Louis Veil-Picard, fratello del banchiere Arthur Veil-Picard, la contessa de Leusse, l’attrice Alice Regnault, la baronessa donna Franca Florio e il maestro Giuseppe Verdi, per citare solo una piccola minoranza del vastissimo repertorio di personalità illustri, rappresentati in mostra nei loro ritratti.
Con avidità mefistofelica, Boldini fa sfilare sulle sue poltrone stile Impero o Luigi XV le donne più avvenenti dell’alta società francese, immobili e intimidite sotto lo sguardo rapace e diretto del genio.
LE LETTERE INDEDITE
Un importante capitolo del catalogo edito da Skira è dedicato alla pubblicazione di una quarantina di lettere inedite di Boldini, portate alla luce da Loredana Angiolino e Tiziano Panconi, curatore e presidente del Comitato scientifico, di cui fanno parte la stessa Angiolino, Beatrice Avanzi (curatrice del Museo d’Orsay), Sergio Gaddi, Leonardo Ghiglia e Marina Mattei (curatrice dei Musei Capitolini).
Si tratta, nella quasi totalità, di un rilevante numero di lettere che Boldini, in veste di Presidente della commissione d’arte per la sezione italiana alla Esposizione Universale di Parigi del 1889, invia a Telemaco Signorini a Firenze. Questi, dietro richiesta di Boldini, svolge il delicato compito di scegliere e mandare a Parigi le opere degli artisti toscani partecipanti alla manifestazione. Sono scaglionate nel tempo, per un periodo che va dal febbraio all’aprile del 1889 e riguardano la preparazione dell’esposizione che si apre il 6 maggio 1889. In esse si ravvisa l’impegno costante dei due amici che collaborano per la riuscita dell’evento: la scelta delle opere, le pratiche legate al loro trasferimento dall’Italia in Francia, la sistemazione nelle sale e il superamento dei tanti problemi che sorgono nel corso del tempo. Le lettere contengono anche diversi aspetti privati o professionali come i commenti sui colleghi, le diatribe in ambito artistico e sono venate, specialmente quelle di Boldini, d’ironia e sagacia.
Nel catalogo sono riprodotti 4 schizzi inediti di Boldini, realizzati in diverse occasioni tra il 1906 e il 1921.
SEDE ESPOSITIVA
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, Roma (Via di S. Pietro in Carcere s.n.c.)
ORARI
Dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30
Venerdì e sabato 9.30 - 22.00
Domenica 9.30 - 20.30
(La biglietteria chiude un’ora prima)
BIGLIETTI
Intero € 14,00 (audioguida inclusa)
Ridotto € 12,00 (audioguida inclusa)
INFO E PRENOTAZIONI
T. + 39 06 87 15 111
LINK DROPBOX > http://bit.ly/BOLDINI_ROMA
Ufficio stampa Arthemisia
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306

 

Dettagli evento:

    • Data e ora: - -
    • Indirizzo:     Via di S. Pietro in Carcere snc, ROMA
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Roma, Lazio.
Italia ,00186
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Descrizione dell'Associazione

     

     Nel 1971 nasce ARCHEOCLUB D'ITALIA ONLUS come Centro di Documentazione Archeologica al fine di sostenere con un impegno concreto gli studiosi e gli esperti dell’archeologia nella divulgazione della conoscenza del Passato.

     Tra i soci fondatori ricordiamo Massimo Pallottino, allievo di Giulio Quirino Giglioli e primo docente di Etruscologia alla Sapienza di Roma, Gianfranco Paci cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, il professor Romolo Augusto Staccioli, il filosofo Francesco Berni, ideatore e promotore instancabile.

     Nello stesso anno nascono le sedi locali che hanno nel territorio comunale la loro base operativa.

     L'immenso patrimonio archeologico, storico - artistico, architettonico e ambientale presente sul territorio italiano costituisce da sempre una grande attrattiva per il mondo intero; custodirlo e valorizzarlo, richiamando i cittadini alla responsabilità e al dovere di collaborare con le istituzioni, in primis le Amministrazioni locali, le Università, le Soprintendenze, i Poli Museali, è stata la premessa sulla quale i fondatori hanno posto le prime basi.

     I nostri volontari ARCHEOCLUB D'ITALIA ONLUS, riuniti in sedi locali, su un territorio circoscritto che conoscono, operano attraverso attività culturali che, da un lato risvegliano l’attenzione dei concittadini, dall’altro mettono in luce le tipicità che solo quello stesso territorio possiede promuovendolo al di fuori dei propri confini.

     Un patrimonio con circa tre millenni di storia, quale quello italiano, può essere custodito soltanto distribuendo la cura fra coloro che sono più vicini ai Beni e ne sono i naturali eredi, adattandosi con la massima flessibilità alle esigenze particolari di ogni memoria storica e alle caratteristiche dell’ambiente in cui si è formata.

     La nostra Associazione mette a disposizione delle comunità locali e degli studiosi professionalità e competenze diverse che spesso si rivelano preziose per individuare nuovi modi di promozione e di gestione di monumenti considerati secondari o troppo periferici per una gestione centralizzata.

     Agendo nel corso degli anni in modo capillare sul territorio i nostri volontari ARCHEOCLUB D’ITALIA ONLUS hanno approfondito anche l’indagine storica, riportando l’attenzione sugli archivi locali, comunali ed ecclesiastici, salvandone molti dal degrado e dalla dispersione con un minuzioso lavoro di riordino e di catalogazione.

     Tutte le Sedi locali sono sostenute da una intensa attività di coordinamento svolta dalla Sede centrale d’intesa con i coordinatori regionali definendo le linee guida della nostra Associazione, individuando le tematiche principali su cui far convergere l’impegno dei soci.

     Da qui nascono le “campagne nazionali” ARCHEOCLUB D’ITALIA ONLUS i cui obiettivi sono sempre indirizzati verso la tutela del nostro patrimonio culturale e ambientale. La prima di queste campagne è stata l’”Operazione Conoscenza”, lanciata oltre 30 anni fa come propedeutica all’impegno sul territorio: proponeva a tutte le Sedi locali un sistema di schedatura veloce dei beni culturali locali, base indispensabile per la programmazione di ogni ulteriore azione di recupero e di sviluppo.

     Un’ultima cosa ci preme ricordare, quella che consideriamo l’elemento fondamentale che ci caratterizza: lo spirito di amicizia e di sincera collaborazione che anima tutti i soci di ARCHEOCLUB D’ITALIA, consapevoli che il contributo di ogni singola Sede, e di ognuno di noi all’interno delle Sedi, concorre ad accrescere l’insostituibile patrimonio di cultura e di civiltà che abbiamo ereditato dai secoli passati e che è ancora oggi la fonte primaria della nostra identità nazionale.

 

 

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CONSIGLIO NAZIONALE

triennio 2016/2019

 

Presidente nazionale

Claudio ZUCCHELLI

V. Presidente nazionale

Giulio DE COLLIBUS

Segretario Generale

Rosario SANTANASTASIO

______________________________________________

Alessandro BENCIVENGA

Paolo CERMELJ

Barsanofio CHIEDI – componente Comitato Direttivo

Lorenzo Antonio CHIRICO'

CLAUDIO CIPOLLONE

PIETRO CIRIGLIANO

ANTONIO CRISCI

GIULIO DE COLLIBUS

Francesco DI CECIO – componente Comitato Direttivo

Gerolamo FAZZINI

Vincenzo FUNDONE

Umberto GUERRA

Aniello LANGELLA

Giuseppina LIUZZO

Claudio LO MONACO – componente Comitato Direttivo

Paolo LOSI

Vincenzo PIAZZESE

Franca RAGGI

Vermiglio RICCI

ROSARIO SANTANASTASIO

WALTER SCOTUCCI – componente Comitato Direttivo

Francesco VALENTE

Susanna VIGANO'

Maria Rosa VITALITI – componente Comitato Direttivo

Claudio ZUCCHELLI

COLLEGIO REVISORI DEI CONTI - TRIENNIO 2016/2019

COSTANTINO PALMITESSA - Presidente

PAOLO CASELLI – componente effettivo

MICHELE DEL CASTELLO – componente effettivo

ANTONINO GRECO – componente supplente

UGO ZANNINI – componente supplente

COLLEGIO PROBIVIRI - TRIENNIO 2016/2019

ANTONIA BARTOLO SPINETTI

INNOCENTE CATALDI

ERMANNO DE FRANCISCO

DOMENICO DOMINICI

GIOVANNI PAOLO GASPARI

MARIA ANNA LA GIOIA

GIOVANNI MOSCHETTA

 

 

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SEDE RAGUSA - Attualita' dell'archeologia e dei musei siciliani

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